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Insider - Dietro le Notizie


Diario


21 settembre 2004

La fatica di Sisifo dei riformisti

Diciamolo con franchezza. Ho tradito i miei lettori, ieri, per aspettare la conclusione dell'incontro della federazione (dell'Ulivo? del Listone?). Va a immaginare che avrei atteso invano. Al massimo avrei potuto scrivere una replica della premiazione di Venezia! Ognuno per conto suo. Le primarie? non le vuole nessuno, dice sottovoce Cesare Salvi, leader del correntone dei Ds, nello studio di "Insider". E così se ne parla dell'autunno del 2005, dopo le regionali. Alle quali si va in ordine sparso: si deciderà in ogni regione se presentarsi unitariamente o separatamente. "Fossi stato Prodi? Mi sarei dimesso da presidente della Commissione europea, alle europee mi sarei candidato in tutte le circoscrizioni, e allora sì che il listone avrebbe raggiunto il 37, invece del 31%" sibila il senatore Nicola Mancino a "Insider-dietro la notizia". Poi aggiunge: "Oltretutto l'Europa stava per diventare un'altra cosa con dieci Paesi membri in più. Invece Romano ha preferito fare l'istituzionale, cosa comprensibilissima, ma che non ha giovato".

Intanto c'è chi è contento perchè Bertinotti in un abbraccio con Prodi alla festa di Liberazione dice: "Saremo capaci di stupirvi". E' l'unico dato su cui si ha certezza. Il problema è che non stupisca troppo gli elettori. Che effetto farà sui moderati di questo paese, su quella fascia di almeno ottocentomila elettori moderati che per il meccanismo maggioritario hanno consegnato 100 deputati di vantaggio a Silvio Berlusconi nel 2001? E agli indecisi se votare e per chi votare, cioè a parte di quella marea montante di astenuti? Per la verità non dovrebbe stupire troppo neppure i compagni di coalizione. Ve l'immaginate la felicità dei Ds che, nello sfiancante esercizio della fatica di Sìsifo di diventare dei riformisti senza i tentennamenti che li hanno zavorrati sino ad oggi, si ritrovano tra i piedi il fautore delle 35 ore, diventate in Francia e Germania un relitto. In Italia, per competenza, chiedere notizia ai lavoratori dell'Alitalia e ai sindacati. Non parliamo poi del piacere che fa alla Margherita. Quel "bello guaglione" di Rutelli aveva sfidato l'accusa di sabotaggio al listone per sostenere che essendo l'elemento moderatore del centrosinistra (il simmetrico corrispondente dell'Udc di Follini nel centrodestra), la Margherita doveva conservare la sua identità, e non stingerla in un partito unico, e quasi neppure nella federazione, alla quale si poteva al massimo delegare tre poteri.

E questo vistoso abbraccio con la sinistra più radicale avviene mentre "praticamente Berlusconi respinge l'assalto neocentrista diventando neocentrista egli stesso" come scrive Polito sul Riformista. E la sinistra radicale a sua volta si frantuma, perchè i Verdi votano l'astensione sull'art. 1 della legge di riforma costituzionale voluta dalla Lega, con Margherita, Ds, Sdi e Repubblicani, ma solo poche ore prima che Prodi urli forte "no" alla riforma costituzionale e al referendum sulla fecondazione assistita. Che dire? molto caos sotto i cieli e qualche Mao di troppo sotto le nuvole. Turati e Salvemini cercasi. In un gioco dell'oca che rilancia Berlusconi ('vittorioso 10 a zero' scrivevo appena dopo la nomina di Buttiglione a commissario europeo) che a Genova dice "E' rimasta solo la mia voce a chiedere la diminuzione delle tasse. Ma la faremo lo stesso", mentre Fassino difende il valore sociale delle tasse (tra scroscianti applausi alla festa dell'Unità). E, udite udite, l'Ocse alza le stime del pil italiano per quest'anno (l'aveva previsto allo 0,9 ora lo colloca all'1,3).

(Scritto per MediaQuotidiano)




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14 settembre 2004

Di ritorno da Venezia

            Ci sono molte metafore usate per rappresentare il paese: si dice a volte che LItalia è come il suo campionato di calcio (indebitato; pieno di carte false, dalle fideiussioni alle cittadinanze; dopato da droghe o scommesse; mai riformato per paura che il giocattolo si inceppi); come la sua televisione (un po troppo volgare; ripetitiva; trionfo dellapparenza sulla sostanza); o come la sua finanza (allegra, sopra le sue possibilità, con i conflitti di interesse clamorosi e non denunciati).

            Mi si lasci usare, questa volta, la metafora della mostra del cinema di Venezia. Sono stato testimone oculare della cerimonia di premiazione, della consegna dei Leoni doro alla Fenice. E ancora una volta sono rimasto di stucco. Penso che lItalia sia lunico paese al mondo in cui lo spettacolo degli spettacoli (perché questo è la cerimonia della consegna dei premi per i migliori film, ai migliori autori e attori, gente di spettacolo di primordine) non ha né uno sceneggiatore né un regista. Eppure ci sono solo due strade: o farne un evento (e c’è anche il modello: Hollywood prepara le sue tre ore di spettacolo facendo prove per otto settimane, scandendo e orchestrando sapientemente la comunicazione, scrivendo testi, scalette, controllando tempi e pause), sì che la notte degli Oscar è una cerimonia attesa e seguita. O farne un non-evento, semplicemente una notizia (e anche qui c’è un modello: Cannes, dove in mezzora asciutta e senza fronzoli si danno risultato, premi e auguri), sì che anche la Palma doro è un pezzo di TV assai seguito e apprezzato.

            Da noi no. Si imbastisce un guazzabuglio di unora e mezza con una scaletta che se c’è non parte salendo diritta verso la cima, ma piena di su e giù, alti e bassi, costruendo un calvario senza né capo né coda, un contenitore di gaffes ineguagliabili. In cui Sophia Loren è usata come un santino (di lei e dellautore del vestito), che pronuncia parole inascoltabili per la banalità (a Bova sei il più sexy) e valorizzata dal Leone alla Carriera Stanley Donen (che laveva diretta in Arabesque). Nel marasma anche la Gerini (finalmente una che sa perfino linglese era stato azzardato da qualcuno dopo la cerimonia di apertura),  priva di ogni sostegno e indirizzo è andata allo sbaraglio, rovinosamente. Perfino dimenticando il premio al film più bello, il coreano, non facendo parlare il premio Volpi per linterprete maschile, chiamando sul palco il vincitore di una menzione, che busta in mano sul palco è rimasto senza dire una parola rigirandosi la busta tra i pollici e scendendo subito dopo. Senza che si sentisse nulla di chi ha parlato né in versione originale (un andirivieni sempre fuori tempo e imbarazzante di microfoni tra le mani) neppure in overvoice italiano (nel teatro aveva lo stesso livello audio della voce da tradurre; chissà cosa ha ricevuto chi seguiva da casa alla tv che). La prova?  Joe Dante rende omaggio ai registi italiani di B moovie, ed elenca Bava, Castellari), la traduttrice dice Castellitto, e come se non bastasse sul Corriere della sera di domenica Paolo Conti scrive Castellani. Castellani B moovie?.

            Ma la cosa passata inosservata ai più e gravissima per me, è stato lannuncio di un nuovo premio: il Leone Citroen. La bellissima bestia, simbolo alato della serenissima, animata dallo straordinario autore sudafricano che nel decennio dellabolizione dellapartheid regala la sigla della mostra alla mostra, sublimata dal grande scenografo Dante Ferretti con le repliche a colonnato davanti al palazzo del cinema, a 61 anni si è vista svendere per quattro soldi. Un marchio resistente a tutto (mezzo secolo per costruirlolanciarlo.consolidarloormai inossidabile) è stato letteralmente buttato alle ortiche. Non si poteva fare una Targa Citroen? un Premio Citroen? In una città che ha mandato in giro un fior di concorso tra designer mondiali per trovare chi inventasse  il logo di Venezia, mentre ce laveva già nel leone che invece di volare e ruggire s’è messo al volante di una vettura qualsiasi!

            Sia ben chiaro: tutto questo non ha nulla a che fare con le discussioni se Mike Leigh meritava la vittoria, se è giusto che vincessero quellattore o attrice le coppe Volpi. Né col fatto che come sempre, il comune cittadino che fa la fila per comprare un biglietto trova alle 8 del mattino esauriti i biglietti per lo spettacolo della sera dopo alle 20 (sono questi i limiti imposti al botteghino da sempre) e magari la sera dopo, e proprio alle 20, può esserci la sala grande mezza vuota, o trecento oversold ululanti ai quali si chiede scusa per le bizze del computer: volutamente, non ho scritto di questo. Ma sulla percezione che la TV, il mondo del cinema, i buongustai, hanno della cultura anche cinematografica. Grazie alla tv che ne consegna la mediazione della conoscenza a Marzullo e Vicedomini (grazie a Aldo Grasso: è sempre di sentinella):

            Ma se ancora vi chiedete dov’è la metafora del paese, dico a questo  punto.scegliete voi. Da noi non è meglio sembrare che essere? Non si discute a vita sulle primarie? Rutelli bello guaglione? Prodi alle primarie, o alle suppletive? Ieri mattina dopo lincontro a Roma tra i due promessa solenne: Lunedì si comincia: convochiamo gli organi della federazione. Sempre ieri, altra promessa tra Castelli e Pisanu: Sullimmigrazione ci vediamo in consiglio dei ministri! Gli esuberi Alitalia assunti dallo stato come quelli della Innocenti-Maserati di De Tomaso, o le stampanti Olivetti obsolete alle Poste? Il tifo per la sinistra come quello per Amelio, cioè se non si premia Amelio c’è un nemico, un anticomunista? Unità nazionale maggioranza-opposizione per riavere le Simone vive e libere? Sì, ma la maggioranza è autosufficiente (Schifani Forza Italia). Sì, ma non centra con le pensioni, le tasse e la cura di centrodestra per uscire dal declino (un po tutti a sinistra a cominciare da Bertinotti)? La Rai che dice Noi abbiamo solo ripreso la cerimonia alla Fenice e la mostra che risponde Programma prodotto dalla Rai, scaletta fatta dalla Rai, Gerini pagata dalla Rai.

 

PS: non so se lAlitalia chiuderà. Ma so che chi lavora in un centro storico di questo paese fino alle 21, poi non va più da nessuna parte. Per andare a Venezia, il venerdì sera devo prendere un vagone letto a Roma-Tiburtina. Viene da Napoli, parte da Roma alle 22 e 53. E il treno delle nigeriane e dei congolesi. Arriva a Venezia alle 6 e 30 del mattino, fa fermate improbabibili come Città della Pieve……ecc. unesperienza indimenticabile per la varietà umana che lo popola. Venerdì  10 non è mai passato. È rimasto a Napoli, causa proteste per smaltimento rifiuti di Aversa. Come andrà col rimborso. Ve lo racconterò, nei prossimi editoriali. 

 

(Da MediaQuotidiano)

 

 




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7 settembre 2004

Dalla parte dei bambini

Oggi su MediaQuotidiano viene pubblicato un mio pezzo dove rifletto sulla civiltà delle immagini e del disimpegno. Lo metto a disposizione anche qui sul mio blog per poterne discutere assieme.
GS

Nell'imbandire ai telespettatori il succulento spettacolo degli ostaggi nepalesi trucidati in Iraq, l'anchorman di un popolare TG si è così giuistificato: Eh, no, caro collega. la prossima volta trova una scusa migliore. le immagini, soprattutto queste immagini, non aiutano a riflettere. Tutt'al più sono loro a riflettere noi. Riflettono le nostro angosce, le nostre paure, i nostri pregiudizi. Smuovono le viscere, ma non fanno lavorare gli organi sovrastanti, attivano le peristalsi invece delle sinapsi cerebrali.
Per ritrovare i cari cultori di Mediaquotidiano rifletto subito su quello che è successo in Ossezia con le parole che Riccardo Chiaberge ha usato sulla prima pagina del Domenicale del Sole 24 ore per la trasmissione così giustificata della ripresa sulla strage di innocenti nepalesi in Iraq. Perchè il discorso che condivido pienamente di Chiaberge, si può adattare ad ognuna di queste occasioni, che ormai si ripetono spesso durante ogni settimana: immagini con avvertimento, editorialino del conduttore o direttore in persona e via. Informazione, voyeurismo e audience si mescolano in un tutto inqualificabile, inafferrabile. Aggiunge Chiaberge: : "A farci riflettere sono le immagini stampate nei libri di storia, i corpi scarnificati dei sopravvissuti di Auschwitz, i bambini sfigurati di Hiroshima, gli ossari delle vittime di Pol Pot, perchè di quelle immagini conosciamo la genesi, il contesto e il significato sappiamo, come si dice, cosa c'è dietro? abbiamo già individuato e condannato gli artefici di quegli orrori. Le immagini in diretta, i fotogrammi zampillanti di sangue non ancora rappreso, non spiegano nulla. provocano ondate emotive che durano pochi istanti, giusto un'increspatura nell'oceano dell'anestesia mediatica........Così adesso scopriamo che in qualche anfratto del Caucaso c'è una città chiamata Beslan, dove la bestialità dei nuovi barbari ha scritto un'altra pagina nel libro nero del terzo muillennio. Ha aperto un'ennesima breccia nel muro sottile che ci separa dall''Apocalisse. Le immagini, ci viene detto, parlano da sole. La ricostruzione dei fatti, le responsabilità dei guerriglieri e delle forze speciali, i modi per uscire da questo macello, passano in secondo piano. domani ce ne saremo già dimenticati."
Condivido perfettamente le riflessioni di Chiaberge. Faccio una aggiunta. Ieri sera c'è stata una fiaccolata contro gli orrori comuni di Beslan e dell'Iraq. Ci sono stato anch'io. Mi sono sottratto, invece, all'SMS per ricordare le piccole vittime della scuola dell'Ossezia. Ne sono stato bombardato, ma non l'ho rilanciato. Oggi, a ciò che non costa quasi nulla, occorrerebbe, a mio avviso, rinunciare. Almeno il sacrificio di prendere il metrò e andare da qualche parte, occorre farlo. Altrimenti non costa nulla distinguersi da quegli altri. Altrimenti ci si può confondere nella società dell'indistinto, con quelli che non alzano un dito per aiutare i bambini di 8 anni che moriranno di silicosi perchè già faticano a quell'età nelle miniere del Sudamerica, altrimenti somiglio troppo a quelli del turismo sessuale che vanno in Thailandia, perchè lì i bambini te li vendono dietro. O a quelli che fanno l'immondo mercato della pedofilia, la cui dimensione nessuno conosce ma si fa agghiacciante grazie all'immensa potenza e all'anonimato di internet. Una processione con candela è già poco, troppo poco, ma almeno quel biglietto di metropolitana, vogliamo comprarlo?




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2 settembre 2004

Intervista a D'Alema

cari amici. sono molti - via e-mail, telefono, sul sito - a fare considerazioni e richieste sull'intervista fatta ieri sera a massimo d'alema, per quello che ha detto, che non ha detto e per il tono usato. e allora ecco il link, per vederla e poterne così parlare con miglior cognizione.

 



 

santalmassi




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31 agosto 2004


ci siete? siete pronti? insider domani torna (sempre alle 19, sempre su Planet), e vuole trovarvi preparati, affilati, acuti, implacabili. con tutti. tanto materia non manca: dalla crisi di forza italia ("....my name is bondi, sandro bondi" così cominciava  l'inglese FT un'inchiesta sul partito di s.berlusconi) alle 5 idee per vincere elencati da p. fassino all'espresso (avete mai letto qualcosa di più generico? e che dite della campagna di comunicazione dei grandi manifesti dei ds con un surfer sotto la grande scritta 'forza italia?).
a domani sera.
giancarlo santalmassi




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28 luglio 2004

Non era spago, era elastico...

Non era spago, era elastico. Ed ora, se si fosse rotto, il pezzo più corto l’avrebbe in mano Follini. Ma si fosse rotto, si avrebbe un risultato: forse, l’appoggio esterno dell’UDC al governo Berlusconi, con conseguenze apprezzabili sulla rotta di palazzo Chigi nel senso di una maggior considerazione e rispetto e dunque di minor rottura con le tradizioni moderate del paese Italia. Ho scritto ‘forse l’appoggio esterno’ perché sulla lealtà di Marco Follini alla maggioranza formatasi attorno a Berlusconi non l’ho mai messa in dubbio: votare contro, mettere in questo tipo di crisi il governo del paese mentre l’Ecofin e i conti nostri incalzano, non sarebbe mai potuto avvenire. Ho persino qualche dubbio che l’Ucd avrebbe votato in commissione parlamentare di vigilanza della Rai l’ordine del giorno sulla scadenza del CdA del servizio pubblico se invece di presentarlo loro (con immediato appoggio di tutta l’opposizione), l’avesse presentato il Centrosinistra, sul quale e col quale avrebbe dovuto coincidere il comportamento di Follini.


Dunque, magari si fosse rotto, l’elastico. Invece, se il lettore un’espressione non proprio elegantissima me la passa, quell’elastico non s’è rotto ma si è sbrindellato. Come quello delle mutande lavate e rilavate troppo e a temperature troppo alte, o tirate con troppo violenza per denudare un avversario che invece non ci sta. Solo che al termine della lotta, resta un indumento che fa acqua da tutte le parti: rischi continuamente di perderlo e dunque, qualunque cosa tu faccia, devi alternativamente usare una delle due mani per tenerlo a coprir le pudende.


Insomma, ci vorrebbe un sondaggio per sapere cosa pensa la gente resti a Follini dopo la febbre post-elettorale: la faccia, la coerenza, o nulla di nulla.


L’aspetto peggiore di tutta la vicenda è la via tortuosa, tutta italiana, con la quale si arriva alla permanenza in forze (in forze?) dell’attuale governo. Mario Monti, in favore del quale in tempi non sospetti molti quotidiani che oggi sembrano presaghi ospitano appelli illustri e argomentati per una riconferma in Europa del commissario italiano fin’ora più stimato e apprezzato riceve (dopo le elezioni secondo Berlusconi andate così bene che costeranno, sinora, la permanenza di due ministri) Tremonti dimissionato e Berlusconi. Ringrazia della richiesta (?) di assumere lui il delicato ministero dell’economia, declina, e si dichiara disponibile a restare dov’è. Follini che non ne può più da moderato qual è del non governo della coalizione da parte del presidente, comincia e mettere paletti: ridiscutiamo di federalismo, di Rai rimasta senza garanzia, e perché no anche di legge elettorale, di un ritorno al proporzionale che consenta maggioranze solide non per i numeri ma per la coerenza dei programmi. E forte di un eccellente risultato elettorale, presenta emendamenti che correggono le riforme della Lega, quello per una Rai che riacquisti le caratteristiche di garanzia che ha perso con l’uscita dell’Annunziata, e comincia a parlare di legge elettorale per precisare quale proporzionalismo.


Avevo messo in guardia sulle sette vite di Silvio Berlusconi. Che punta come un rompighiaccio la prua su una delicatissima porcellana cinese appena restaurata dopo rovinose fratture: l’Udc. Sa che Ccd e Cdu sono state rimesse insieme nel febbraio del 2002 con una colla di cui sa la scadenza: un paio d’anni. Conosce a menadito la seduzione irresistibile per gli ex Dc delle poltrone ministeriali. E in un amen – cioè senza interinati – manda a casa Monti, nomina un filosofo trilingue (più l’italiano) a Bruxelles e mette all’angolo l’Udc. Figurarsi che un fedelissimo di Follini come Volontà, per rendere tutto plausibile, è costretto a giustificare lo spostamento degli emendamenti al federalismo dalla Commissione (affari Costituzionali) all’aula, con la parola ‘congelamento’, con la motivazione che si dibatterà così anche con l’opposizione (e con chi sennò?).


30 e lode a Silvio Berlusconi. Conosce come pochi i vizi degli italiani, di cui è perfetto interprete ma anche eccezionale conoscitore. Se dura sino al 2006 o sino al 2005 dipende solo da lui. Potrà fare quello che vuole. Ma nudo, sì. Perché diminuire le tasse, migliorare le condizioni di vita di tutti. Insomma, tutta la sua campagna elettorale va alle ortiche. Si prospetta una finanziaria di lacrime e sangue, modello Giuliano Amato, e ci vorrà del coraggio per dire che era tutto previsto. Il subgoverno Fini Follini si dissolve. Il Riformista (inventore dell’espressione) è costretto a ricorrere a Catone e alla Jugoslavia. Certo barattare 20 anni di futuro o per una sopravvivenza di governicchio se va bene di due anni, è duro per tutti, ancor più per i cittadini. Ma pensate che disastro per l’opposizione se Berlusconi avesse messo a suo tempo la fiducia e sulla Cirami e su una riforma delle pensioni!


Ps.: l’Ulivo (o la federazione, listone o quadriciclo: come si chiama?) è partito per la convenzione democratica di Boston con aerei diversi. In attesa che il pullman di Prodi in garage cambi motore (Stefano Folli, Corsera di ieri), torneranno almeno con lo stesso volo?

 

(Pubblicato su MediaQuotidiano e Nessuno il 26 Luglio 2004)




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